lunedì 24 agosto 2026

Fare spazio dentro di sé

 

Ci sono momenti in cui sentiamo di avere bisogno di spazio.

Spazio dal rumore, dalle richieste, dalle cose da fare, dai pensieri che 

si accavallano.

A volte però lo spazio che ci manca non è fuori di noi.

È dentro.




Fare spazio dentro di sé non significa liberarsi dei pensieri, mettere a tacere

 le emozioni o raggiungere una condizione di calma perfetta.

Significa creare un piccolo margine, un luogo in cui poter respirare, prima di 

dover fare qualcosa. Un momento in cui non siamo obbligati a trovare una 

risposta, prendere una decisione, risolvere un problema.

Possiamo semplicemente fermarci.

 

Uno spazio che non deve essere riempito

 

Siamo spesso abituati a riempire ogni spazio, il tempo libero con qualcosa 

da fare: il silenzio con un rumore, un pensiero con un altro pensiero, 

un'incertezza con una risposta.

Anche dentro di noi possiamo fare la stessa cosa: quando emerge uno spazio,

cerchiamo subito qualcosa da metterci dentro. Eppure, non sempre 

è necessario.

Non devi riempire questo spazio con qualcosa: puoi semplicemente 

accorgerti che c'è.

Puoi respirare.

Puoi lasciare che, per qualche istante, ciò che senti rimanga lì, senza 

dover essere modificato.

 

Fare spazio anche nel corpo

 

A volte lo spazio può essere percepito prima ancora che compreso.

Possiamo accorgerci della tensione nelle spalle, della sensazione 

di avere il petto contratto, del respiro che si è fatto più corto.

E possiamo provare, senza forzare, a creare un po' di spazio anche lì.

Spazio nelle spalle.

Spazio nel petto.

Spazio tra un pensiero e l'altro.

 

Non per diventare qualcun altro, semplicemente per essere un po' 

più vicini a noi stessi.

Perché dentro di noi non c'è solo tensione o rumore.

C'è anche quiete.

C'è un margine.

C'è posto per respirare.

 

Lo spazio che possiamo creare dentro di noi

 

Ho pubblicato un audio dedicato allo Spazio Sospeso, quel 

momento in cui possiamo fermarci, interrompere per un po' il 

ritmo abituale e non essere immediatamente chiamati a fare.

Fai spazio dentro di te nasce da lì e porta quella pausa un po' più vicino.

Dallo spazio esterno allo spazio interiore, dalla possibilità di fermarsi

alla possibilità di ascoltarsi.

Può essere sufficiente qualche minuto.

Chiudere gli occhi.

Lasciare che il respiro trovi il suo ritmo naturale.

E provare, ad ogni respiro, a creare un po' più di spazio dentro di sé.


Un piccolo spazio da sperimentare

 

Sto realizzando brevi audio video pensati proprio come strumenti 

da provare. Sono occasioni per fermarsi, respirare e ascoltarsi.

Puoi scegliere quello che  senti più vicino a te.

 

Lo Spazio Sospeso (legato al diario di consapevolezza)

 

Un momento per fermarti, rilassarti e lasciare emergere ciò che c'è,

senza cercarlo.

Un'immagine, un pensiero, una sensazione, qualcosa che ancora

non ha un nome, per poi, lentamente, riaprire gli occhi e lasciare che 

ciò che è emerso trovi spazio sulla pagina del diario, scrivendo 

spontaneamente quello che senti, senza preoccuparti che sia 

bello, ordinato o significativo. 

 

Fai spazio dentro di te

 

Per creare un piccolo margine dentro di te e lasciarlo semplicemente 

esistere.

 

Rilassamento del viso

 

Per portare attenzione al volto e lasciare andare, per qualche 

minuto, le tensioni che spesso accumuliamo senza accorgercene.


Respira con me

 

Per fermarti e tornare al respiro, senza dover fare altro.

 

Accedi alla raccolta degli audio:

https://youtube.com/playlist?list=PLDHE_FBS65c03Br4qn2GM8-JhX-bni3UK&si=IYdoXRTum_7vgrDE


Puoi ascoltarli quando ne senti il bisogno, senza trasformarli in un 

altro compito da aggiungere alla giornata.

Perché anche questo può essere un modo di fare spazio.

 

E adesso?

 

Forse puoi fermarti un momento e chiederti: di che cosa avrei 

bisogno per fare un po' di spazio dentro di me, proprio 

ora?

Non è necessario trovare subito una risposta.

Puoi anche semplicemente lasciare la domanda lì. 

E respirare.


Questo blog nasce anche per questo: offrire strumenti, pensieri 

ed esperienze da provare.  Piccoli spazi in cui fermarsi, ascoltarsi e, 

qualche volta, incontrare qualcosa di sé.

 

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venerdì 21 agosto 2026

Collana Diari della Consapevolezza. Lo Spazio Sospeso

 

"Lo Spazio Sospeso" e la sua collana





Ci sono momenti dell'anno in cui i ritmi ordinari si interrompono. La pausa estiva, le festività natalizie, o anche semplicemente la settimana che separa una seduta dall'altra.

Quando la porta dello studio si chiude e il setting terapeutico si mette in pausa, il silenzio attorno a noi può farsi sentire in modo inaspettato. 

A volte questo spazio "sospeso" porta con sé sensazioni di solitudine o ansia; altre volte fa emergere rabbia, tristezza o un profondo e inatteso senso di sollievo. 

Qualunque sia l'emozione che affiora quando la guida del terapeuta si allontana temporaneamente, ogni stato d'animo è legittimo, ha diritto di esistere e merita di essere ascoltato.

La risposta a un bisogno reale

Questa è una fase delicata: il desiderio di non disperdere la consapevolezza maturata durante gli incontri, unito alla difficoltà di gestire l'onda emotiva di essere da soli di fronte a un foglio bianco.

Da questa riflessione è nato Lo spazio sospeso: uno strumento concreto pensato come un ponte, un luogo sicuro e protetto progettato per accoglierti proprio lì, nei momenti in cui la terapia si ferma o durante le pause più prolungate dal percorso.

Non solo parole: l'esperienza audio guidata con QR Code

Perché questo taccuino fosse un vero approdo di centratura, ho voluto unire la scrittura riflessiva all'ancoraggio corporeo e all'ascolto sensoriale.

All'interno de Lo spazio sospeso troverai infatti dei QR code dedicati: basterà inquadrarli con lo smartphone, per accedere a delle tracce audio di supporto e rilassamento guidato. Un'esperienza immersiva, pensata per accompagnare il respiro, riportare il corpo al presente e guidare le domande di consapevolezza, offrendo una presenza discreta e rassicurante, anche a distanza.

La Collana. 

Lo Spazio Sospeso non è un elemento isolato, ma è parte di una collana di taccuini di consapevolezza, pensata per accompagnare le diverse fasi del lavoro su di sé e soddisfare bisogni differenti:

  • Lo spazio sospeso: Focalizzato sul contenimento e l'elaborazione durante le macro-pause (estive, natalizie o sospensioni del percorso).

  • Il tempo sospeso: Dedicato al ritmo e alla scansione settimanale, con un'esplorazione approfondita tra un incontro e quello successivo.

  • L'incontro sospeso: Pensato per tracciare e approfondire le dinamiche e i vissuti dalla ricerca del terapeuta alle prime sedute.

  • Diario di bordo. Il filo rosso della mia vita: Uno strumento di "navigazione", per annotare i propri vissuti in due tempi, uno più veloce e immediato, per ricordare i fatti avvenuti, l'altro per approfondire uno o più eventi in particolare.

  • SETTING (per Professionisti): Un taccuino clinico ideato appositamente per i terapeuti. E' uno strumento completo che accompagna il professionista dal prendere nota del primo contatto alle fasi finali. Progettato inoltre per facilitare la presa appunti ergonomica e rapida in seduta e ridurre lo stacco visivo ed empatico con il paziente.

Un invito alla cura di sé

Lo spazio sospeso non ha fretta. Puoi aprirlo nei giorni in cui senti il bisogno di depositare un pensiero pesante, o per fare il punto prima di riprendere le sedute.

Se senti che questo strumento può esserti d'aiuto nel tuo percorso — o se desideri scoprirlo insieme agli altri volumi della collana — trovi tutti i dettagli qui:

👉 https://amzn.eu/d/0a0tLNur

Un caro augurio di buon ascolto e buona scrittura.

Paola



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martedì 16 giugno 2026

Negli ultimi anni, ho sentito parlare molto di educazione affettiva e sessuale. 

Ne ho sentito parlare nei dibattiti pubblici, sui giornali, nei social. Spesso se ne discute in termini teorici, ideologici o normativi.

Ascoltando queste conversazioni, mi sono tornati in mente gli anni in cui ho partecipato come docente a progetti di educazione affettiva e sessuale nelle scuole e all'intervista che ho rilasciato per una radio qualche tempo fa e presente sul mio canale youtube.

E mi sono resa conto di una cosa: la mia esperienza non è iniziata con una lezione. 

E' iniziata molto prima.

E' iniziata nel momento in cui sono uscita di casa per andare nella prima scuola.

Prima parte.

Quella mattina.

La sveglia suona, ma io sono già sveglia da un pezzo. Mi aspetta una nuova esperienza, un nuovo inizio.

Non una sfida: l'incontro umano non può essere una sfida. 

Ho uno schema per il discorso. Ma...chi saranno questi ragazzi? 

Come vivranno la mia presenza? Saranno interessati a ciò che dirò?

 Che domande mi faranno? 

E mille altri pensieri... (si fa per dire, "mille"...facciamo anche "duemila", vah) mentre sono praticamente schiacciata come una sardina nella metro A della capitale. 

Ho bisogno di respirare, e non mi faccio problemi: gli altri sono troppo presi a mandare accidenti per l'altrettanto loro stato di sardina momentanea, o stanno pensando che sono in ritardo, o ancora, che non si respira...

Già. Respirare.

Allora chiudo un attimo gli occhi, e inizio proprio a respirare. 

Inspiro lentamente (mammamia che puzza), espiro lentamente (meglio con il naso, in questi casi... Evviva ogni ora di pratica yoga della mia vita!).

Mi calmo. I pensieri diventano nuvole che passano e vanno via, lentamente.

Salgo i gradini, ritorno in superficie. Arriverò in orario, io e il collega ci vedremo direttamente in aula. Qualche minuto a passo svelto, poi mi trovo davanti la scuola.

Do un'ultima occhiata agli appunti. Tutto pronto.

Attraverso il cancello, percorro i corridoi, salgo le scale, inizio a respirare l'aria che respirano quei ragazzi ogni giorno.

Chissà, se tra i gruppetti che vedo camminare nei corridoi, ci sarà qualcuno della classe che incontrerò tra poco?

Ragazzi e ragazze. Sono "solo" ragazzi e ragazze. E hanno lo sguardo da ragazzi e ragazze. Sotto un'apparente noia, tante domande.

Come me quando avevo la loro età.

Sono lì, con le loro fragilità e i loro punti di forza. 

Apro la porta. Il collega è appena arrivato, i ragazzi e le ragazze sono ancora nelle loro "postazioni abituali". 

Oggi scioglierà il ghiaccio lui, il medico: parlerà delle malattie sessualmente trasmissibili e di tante altre cose.

Presentiamo brevemente il progetto e i temi degli incontri concordati con la scuola.

Sappiamo già che si vergognano a porre alcune domande,  perché temono il giudizio di noi operatori e docenti (cosa infondata, lo spieghiamo subito, il nostro è un atteggiamento privo di giudizio) oppure lo scherno dei/delle  compagni/e.

Allora, ecco la scatola per le domande scomode. Quelle le leggeremo insieme, aprendo i fogliettini ripiegati. 

Ogni tanto mi lanciano qualche occhiata curiosa.

All'inizio, io sono presa di nuovo da me stessa. I miei battiti, i miei pensieri, le mie domande. 

Lentamente, mentre scorrono i minuti, mi sciolgo.

E qualcosa cambia.

Io guardo loro.

Loro guardano me.

Una miscela di curiosità e paura. 

La stessa che, in fondo, stavo provando io.


Volete sapere come continua l'incontro a scuola? 

Ve ne palerò molto presto. Restate sintonizzate.  Iscrivetevi al mio blog, per leggermi ancora.







Fare spazio dentro di sé

  Ci sono momenti in cui sentiamo di avere bisogno di spazio. Spazio dal rumore, dalle richieste, dalle cose da fare, dai pensieri che  si...